Infezioni delle vie urinarie

Nel panorama delle patologie urologiche le infezioni delle vie urinarie rappresentano un evento tanto diffuso quanto, talora, di difficile soluzione. La difficoltà nel trattare correttamente tale patologia risiede fondamentalmente nel ricorso all’automedicazione e ad una diagnosi scorretta o assente. Di fronte ai fastidiosi sintomi di una cistite è oggettivamente comprensibile come il paziente pensi di assumere un antibiotico allo scopo di risolvere il suo problema.
Le infezioni delle vie urinarie si manifestano con alterazioni della minzione: stranguria (minzione dolorosa), pollachiuria (frequenti minzioni, talora frequentissime), urgenza minzionale, macro ematuria (sangue nelle urine), dolori o fastidi sovra pubici, dolori al pene e testicoli (nei maschi); talora, e in questo caso si parla di infezioni “complicate” (per distinguerle dalle prime dette “semplici”), compaiono febbre alta (usualmente sopra i 38°C), dolore lombare, brivido scuotente, dolore addominale diffuso. Mai andrebbe fatto l’errore di somministrare il solo antibiotico senza conoscere la causa certa della infezione: risolvere il problema non vuol dire conoscerlo. L’infezione è un sintomo assolutamente aspecifico di una notevole quantità di patologie. In ambito urologico, andrebbe sempre eseguito l’esame delle urine e l’urinocoltura: quest’ultima consente la sicura identificazione del germe responsabile della infezione e del migliore antibiotico per debellarla (notizia che proviene dall’antibiogramma che sempre è presente eseguendo una urinocoltura). In prima battuta, è sempre indispensabile l’esecuzione di ecografia addome pelvi con residuo post minzione: indipendentemente dall’età e dal sesso del paziente. Ricordo che l’infezione può essere l’unico segnala di un tumore della vescica misconosciuto; di un problema di calcolosi delle vie urinarie; di patologie congenite delle vie urinarie; di un incompleto svuotamento vescicale: in entrambe i sessi e per motivi differenti; di patologie intestinali varie (stitichezza, colon irritabile, colite spastica, diarrea, etc.). Particolarmente frequenti nei pazienti con alterazione della risposta immunitaria: diabetici, persone anziane, persone allettate per vari motivi, pazienti affetti da tumori. Una corretta diagnosi consente di non trascurare fatti altrimenti misconosciuti: quante volte mi capita, purtroppo, di visitare pazienti trattatti da periodi più o meno lunghi con antibiotici e senza mai avere eseguito gli accertamenti del caso e poi rinvenire una patologia tumorale o anche benigna ma diventata estremamente complessa. Un altro fatto da non trascurare riguarda l’indiscriminato uso di antibiotici in mancanza di urinocoltura e relativa diagnostica: il rischio, assai fondato, è quello di prendere l’antibiotico sbagliato e quindi creare delle resistenze da parte del germe responsabile dell’infezione. In parole povere, vuol dire diminuire il numero di antibiotici efficaci in futuro per una determinata infezione.
L’intento, come sempre, non vuole essere terrorizzante: paziente con infezione delle vie urinarie = paziente con grave problema è un’equazione indebita. Il concetto è quello che un Medico è autorizzato a somministrare un farmaco ad un paziente quando possiede la perfetta conoscenza del problema, avendo eseguito la diagnostica del caso. In generale, è consigliabile il ricorso allo Specialista Urologo se il problema non si risolve o si ripresenta.